Com’è finita fra Google e Unione Europea


Il punto è: dove iniziano i doveri di Google verso i rivali?
Intanto l'UE gongola: è la prima volta che viene raggiunto un accordo del genere con il gigante USA

Com’è ormai noto, Google e l’Unione Europea hanno raggiunto un accordo definitivo legato a una vecchia vicenda. Una storia che si è trascinata per anni: l’abuso, da parte di Big G, della propria posizione predominante nel settore dei motori di ricerca online, per dare maggiore rilevanza ad alcuni risultati e prodotti. Ai propri, in modo particolare.

La Commissione dell’UE, guidata dallo spagnolo Almunia, ha tanto insistito, da raggiungere un accordo nei giorni scorsi al quale manca, ora come ora, la sola approvazione formale.

L’accordo

Intanto il testo integrale, che naturalmente Google ha pubblicato in tutta la sua lunghezza. Poi il riassunto e la spiegazione, a seguire.

Google Shopping e i concorrenti

D’ora in poi quando un utente effettuerà una ricerca per un prodotto specifico – in particolare per settori legati a Google Shopping, oltre che per voli e attività commerciali -, Big G dovrà mostrare, accanto al proprio box “Shopping”, tre alternative per l’utente provenienti da siti web della concorrenza.

Andrà così:

Google-UE-3

E su mobile:

Google-UE-1

Per quanto riguarda il settore dei voli, invece, la novità verrebbe introdotta in questi termini:

Google-UE-2

Gli annunci AdWords e AdSense

Agli editori europei viene facilitata la gestione delle proprie campagne pubblicitarie su AdWords. E viene soprattutto allentato il meccanismo secondo il quale gli editori non avevano la possibilità, usando AdSense, di incorporare annunci provenienti da altre concessionarie: in tal senso Google permetterà una maggiore rotazione e una diversificazione più libera, non solamente secondo i propri criteri e le proprie regole.

Chi ha vinto?

Google rappresenta il 90% del mercato del Search in Europa. Un dominio ben più marcato rispetto agli USA, alla Russia o alla Cina. E “insolitamente” – come la stessa società ha fatto sapere – si è prestata per una regolamentazione nuova, particolare e che potrà cambiare, almeno in parte, la navigazione degli utenti.

Restano alcuni punti da chiarire. Google, intanto, è un’azienda privata. Non è ben chiaro, allora, fino a che punto giungano i suoi doveri nei confronti dei rivali diretti (altri motori) e indiretti, con riferimento a tutti gli altri settori all’interno dei quali l’azienda si è mossa in questi anni. Così come non è chiaro quale debba essere il rapporto con gli editori, che continuano, in tutta Europa, a vedere nel gigante americano una gallina dalle uova d’oro, più che un’opportunità per dare risalto ai propri contenuti.

Google ha cambiato il modo di fruire i contenuti da parte delle persone. Lo ha fatto da desktop. Lo ha fatto da Mobile con Android e tutti i servizi correlati. Vorrebbe farlo, anche se è più difficile, sui Social con Google+. È altrettanto vero, d’altro canto, che Google ha delle responsabilità nei confronti del mercato e dei consumatori. Su questo non ci piove.

L’Europa e gli editori riusciranno a frenare questo processo, irreversibile agli occhi dei più?

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